Quale newsletter?

Promuovere, fidelizzare, stimolare il feedback: tutto facile? Neanche un po', naturalmente. Perché per funzionare una newsletter non può essere un foglio elettronico zeppo di stupidaggini. Si leggono - anzi si vedono, perché leggerle è impossibile - troppe newsletter assolutamente non distinguibili dalla montagna di spam che sommerge la rete, e una orrenda newsletter, oltre a non apportare alcun beneficio alla nostra azienda, potrà anche fare dei seri danni.

A parte la forma, pure importante, bisogna stare molto attenti anche agli aspetti tecnici del problema. Guai alla società la cui newsletter si faccia inconsapevole strumento di trasmissione di virus, guai anche a chi per incompetenza spedisce magari dieci newsletter identiche allo stesso indirizzo; sarà la fine di ogni velleità promozionale o di marketing.

Quanto ai contenuti, quelli di informazione sul prodotto vanno benissimo, come quelli più generici. Ma gli uni e gli altri devono essere intelligenti, cioè lì sotto ci deve essere del lavoro serio, e la newsletter - settimanale, mensile, semestrale o come si vuole - non deve essere considerata l'ultima preoccupazione del management aziendale. Altrimenti è meglio lasciar perdere.



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