Le righe di intestazione
Sono quattro e sono molto semplici da comprendere e da
utilizzare. A partire dall'alto, nel primo campo - contrassegnato
dal tasto "A", o "To" se si dispone di una versione inglese del
software - bisogna obbligatoriamente inserire l'indirizzo del
destinatario (o dei destinatari) del nostro messaggio, poniamo il
nostro mario.rossi@contactum.com.
Il campo che segue è contrassegnato da un tasto "Cc",
che sta per "carbon copy": lì andrà inserito l'indirizzo della
persona o delle persone che desideriamo ricevano il messaggio
in copia.
Poco più in basso un tasto Ccn (nelle versioni inglesi
Bcc, cioè "Blind carbon copy") affianca il campo in cui
possiamo inserire, se lo desideriamo, l'indirizzo o gli indirizzi delle
persone cui vogliamo far pervenire il messaggio ma senza che
gli altri destinatari - quelli indicati nei campi
precedenti - ne abbiano una traccia. Se cioè voglio che il mio messaggio sia
letto da Tizio e da Caio ma non desidero che Tizio sappia che l'ho
mandato anche a Caio, l'indirizzo di quest'ultimo dovrò
scriverlo proprio nel campo contrassegnato dal tasto Ccn.
Infine, ma non meno importante, troviamo il campo
definito "Oggetto", o "Subject" nelle versioni inglesi del software.
Riempire questo campo, benché non obbligatorio (il
messaggio verrà recapitato ugualmente, se c'è un indirizzo del
destinatario) è fondamentale per più di un motivo.
A quasi tutti quelli che utilizzano la posta elettronica e
che magari hanno attivato più di un account di posta, capita di
trovarsi la mailbox frequentemente affollata di messaggi, di molti dei
quali, non richiesti, farebbero volentieri a meno.
Se all'inizio, entusiasti del nuovo mezzo, siamo portati
almeno ad aprirli tutti, se non proprio a leggerli, ben presto ci si
rende conto che si tratta per lo più di "spam", la cosiddetta
"spazzatura elettronica" (in gran parte pubblicità) e si finisce per
cancellarli senza neppure aprirli. Ora, bisogna sapere che al momento di
scaricare la posta dal server, l'utente ha sotto gli occhi due indizi
per decidere in un batter d'occhio se si tratta di "spam" (e dunque
da cancellare) o di un messaggio da leggere. I due indizi sono gli
elementi normalmente visualizzati sullo schermo del pc da tutti
i programmi di gestione della posta elettronica: il nome del
mittente - o meglio il suo "nickname", ovvero il nome identificativo
che questi ha voluto dare al proprio indirizzo e-mail una volta che
l'ha attivato - e l'oggetto del messaggio.
Dunque quella stringa di testo è fondamentale perché chi
non ci conosce potrebbe decidere solo da quella se aprire o meno
il nostro messaggio.
A maggior ragione, se stiamo affrontando una campagna
promozionale tramite e-mail e operiamo nel settore del b-to-b,
possiamo solo immaginare quante inutili promozioni e offerte
ricevano i responsabili acquisti delle aziende, tanto delle grandi
quanto delle piccole. Quante possibilità avrà la nostra offerta di venire
almeno aperta? Da quali elementi si giocherà il destino
del nostro messaggio, e dunque della nostra offerta?
Ottima cosa appare dunque l'utilizzo dell'e-mail per
un'offerta interessante e vantaggiosa, ma la prima e più difficile sfida
consiste nel convincere il nostro interlocutore ad aprire il
messaggio, e per vincere quella sfida abbiamo solo due chances: il
campo dell'oggetto e quello che identifica il mittente.
Un altro elemento da tener presente, tra l'altro, è la
lunghezza del testo che inseriamo nel campo destinato all'oggetto,
lunghezza che non dovrebbe superare i trenta/quaranta caratteri
(spazi compresi). In realtà i moderni software di posta consentono di
inserire anche stringhe di testo più lunghe, ma in ricezione non
risulteranno immediatamente visibili tutti i caratteri. Non è
possibile definire quanti, perché molto dipende dalle
impostazioni personali che ciascun utente avrà definito per il suo
programma, ma ovviamente noi vogliamo la certezza che tutti leggano
almeno l'oggetto del nostro messaggio, e dunque faremo bene a
rimanere brevi ed essenziali. L'essenzialità è del resto importante
anche da un punto di vista psicologico: non faremo buona
impressione debordando dalle lunghezze consuete.
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